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lunedì 26 settembre 2022

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Il violento Dostoevskij e il pacifista Tolstòj

di Adolfo Santoro - sabato 13 agosto 2022 ore 09:00

Forse l’Occidente, e con esso il mondo, per salvarsi deve ricominciare da Baruch Spinoza, che affermava, al di là di ogni mentalismo, che Dio è la Natura. Ma è improbabile che i politici abbiano la memoria storica o filosofica di far riferimento a Spinoza: i fatti hanno dimostrato che la capacità di “ricordarsi di ricordare” rasenta lo zero nei governi del mondo. I fatti sono la crudeltà assurda di due guerre mondiali e di una guerra fredda, basata sull’equilibrio del terrore della bomba atomica, e lo scontro di ideologie e religioni: il liberismo, il comunismo, il capitalismo di stato, il cattolicesimo, l’ateismo, l’ortodossia russa, l’islamismo, l’ebraismo, le credenze, le superstizioni, i dogmi, le pratiche socio-politiche varie attinenti alla salvezza, alla soteriologia, come si dice, o a identificazioni sessuali varie.

Eppure qualcuno che, ingenuamente, ha provato a cambiare se stesso, e con ciò il corso della storia, c’è stato: Michail Gorbačëv, che in questi giorni è stato ricoverato, più che novantenne, in dialisi. Questo ricovero segna, a suo modo, la fine di un’epoca.

Nel marzo del 1985 Gorbaciov divenne segretario generale del PCUS, dopo la morte, a distanza di un anno l’uno dall’altro, dei precedenti segretari generali Brezhnev, Andropov e Cernenko, acquisendo l’effettivo controllo dell’Unione Sovietica e anche dei paesi nell’orbita socialista. Nei 6 anni successivi liberò la Russia e l’Europa orientale dai regimi comunisti e liquidò la guerra fredda. Nel suo sforzo di rinnovamento (“perestroika”) della Russia, si rese subito conto della necessità di una profonda modifica dei rapporti internazionali verso un comune programma di pace e sviluppo. Nel gennaio 1986 espose il suo programma di abolire in tre fasi le armi nucleari entro il 2000: 1. USA e URSS dimezzano il numero delle armi nucleari che possono raggiungere il territorio dell’altro paese e adottano un accordo per liberare l’Europa dai missili a medio raggio; Francia e Gran Bretagna si impegnano a non accrescere i loro arsenali; 2a. le altre potenze nucleari si uniscono al processo: USA e URSS eliminano tutte le forze nucleari a medio raggio e congelano i sistemi tattici; tutte le potenze nucleari eliminano le loro armi tattiche; i test nucleari cessano ovunque; 3. entro la fine del 1999, con un accordo universale, le armi atomiche vengono bandite definitivamente, con speciali procedure per la distruzione dei vettori e la creazione di un sistema internazionale di verifica del rispetto del disarmo e della non produzione di nuove armi nucleari.

La proposta venne accolta entusiasticamente da Ronald Reagan, ma trovò immediata resistenza nei capi di stato maggiore, nei repubblicani conservatori americani e in Margaret Thatcher. Il programma di Gorbaciov si fermò alle prime fasi e la sua politica fu, in definitiva, un autogol, perché la dissoluzione unilaterale dell’impero sovietico aprì la strada alla povertà della Russia, al governo del liberista e alcolizzato Eltsin, all’espansionismo della Comunità europea e della Nato e degli USA, che non mantennero la parola d’onore, data oralmente a Gorbaciov, di non espandersi al di là della riunificazione della Germania. Gorbaciov fu, dunque, un sognatore e il feroce Putin fu chiamato a ritornare indietro nel tempo: al 1985 o al 1945 o al 1917, all’equilibrio nel terrore.

All’ingenuità di Gorbaciov contribuì il fatto che questi si lasciò ipnotizzare dalle chiacchiere del papa polacco Wojtyla: l’ateismo di stato non fa evidentemente bene!

Per comprendere meglio l’interferenza della religione nella politica bisogna tornare agli scrittori russi del 1800. Il riferimento culturale di Putin e del popolo russo è Fëdor Dostoevskij, che, nella prima parte della sua vita di libero pensatore nichilista, risentì l’influenza del pacifista Lev Tolstòj, ma, dopo la commutazione della pena capitale in confino in Siberia e dopo il ritorno dalla in Siberia, si riconciliò con lo zar ed assunse una posizione conservatrice, slavofila, di religione ortodossa, aspirante ad un successo benestante.

La mediocrità realizzata da Putin, emulo di Dostoevskij, è, insomma, tutto il contrario di quanto Tolstoj aveva indicato in “Resurrezione”:

1. L'uomo non deve mai uccidere il proprio simile, ma nemmeno adirarsi con lui.

2. L'uomo non profani la bellezza di una donna facendone strumento del proprio piacere.

3. Mai promettere niente sotto giuramento.

4. Perdonare le offese, non rifiutare nulla di ciò che gli altri ti chiedono.

5. Amare, aiutare e servire tutti, anche i propri nemici.

Adolfo Santoro

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