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Mercoledì 15 Aprile 2026

VI PRESENTO I MIEI... — il Blog di Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi è nato e vive a Pontedera, dove ha svolto diversi mestieri, fra i quali l’insegnante. Nel 2018 ha pubblicato una ricerca sulla città e su un pontaderese, frequente commensale di Napoleone all’Elba : - Giuseppe Balbiani, 1767-1851 Da Pont’ad Era a Napoleone e ritorno a Pontedera, Tagete, Pontedera, 2018. Ha pubblicato quattro libri di narrativa, esauriti in stampa ma presenti in Bibliolandia, la rete provinciale delle biblioteche pisane: - La neve e il Vermentino, Carmignani, Cascina, 2015 - Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019. - Le Donne, il Diavolo e il Destino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2021 - Il Marmo, le Mani, la Musica, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2023 È molto affezionato ai suoi personaggi, silenti consiglieri della sua famiglia di carta. Per questa ragione ha deciso di presentarli nel blog, fra storie e metastorie.

Betta e Domenico

di Dino Fiumalbi - Mercoledì 15 Aprile 2026 ore 08:00

Tutte le narrazioni, tutti i racconti, orali o scritti che siano, si srotolano lungo la linea del tempo, similmente alle vicende della vita reale. In quest’ultima, però, il verso di percorrenza è unico, ci si può muovere solo dal prima al poi e, nonostante gli umani lo abbiano sempre vagheggiato, è impossibile tornare indietro.

Nella narrazione, invece, c’è più libertà: si può tornare indietro, saltare periodi più o meno lunghi, anticipare il domani e via immaginando. Gli esperti parlano della fabula, dove le sequenze sono ordinate cronologicamente e dell’intreccio quando l’autore decide di raccontarle un po’ come gli pare!

Le linee del tempo adottate nei romanzi sono di varie tipologie (periodi storici, saghe di popoli o di famiglie, vite individuali) e di varie scale cronometriche (millenni, secoli, anni; fino alle ore di una giornata, come accade nel mattone di 740 pagine dell’Ulisse di Joyce).

Nel mio più modesto romanzo, La neve e il Vermentino, ho fatto fluttuare i personaggi dentro a tre diversi riferimenti temporali:

  • - Percorrendo la linea del tempo classica per le fasi della storia, dal dicembre 2007 al settembre 2008, con alcuni flash-back: l’eccidio di S. Anna di Stazzema raccontato da Tonio, la vita di Franco in giro per il mondo e il viaggio in Canada di Tommaso.
  • - Collocando i fatti dentro l’alternarsi delle stagioni, dove il tempo diventa contemporaneamente crono e meteo, con punti di svolta nei quattro momenti chiave dei solstizi e degli equinozi.
  • - Infine, evidenziando la scansione di quattro generazioni di protagonisti, secondo la classificazione più diffusa, peraltro non indenne da critiche che la considerano artificiosa e priva di fondamenti scientifici.

Tonio appartiene alla Gen. definita Silenziosa 1928-1945

Franco e Emma sono della Baby Boom (detti Boomers dal 2019) 1946 – 1964

Tommaso e Teresa stanno, forse senza saperlo, nella Gen.X 1965–1980

Domenico e Betta, i più giovani, nella Gen. Y Millennials 1981 – 1996

Quest’ultimo blog è dedicato proprio ai più giovani, ai quali, secondo indiscrezioni trapelate, l’autore intende affidare la fiaccola del prossimo libro…

BETTA

È nata nel 1990, appena maggiorenne nel 2008, frequenta il IV anno di scuola superiore giù in città dove ogni tanto rimane a dormire da parenti, in contrasto col padre, da sempre gelosissimo della sua “bimba”.

Nella bella stagione aiuta nel piccolo allevamento della famiglia, accompagnando le mucche al pascolo.

Nel romanzo compare come un personaggio di cui “si parla”, ma che “non parla” mai direttamente; viene presentata all’inizio, quasi di sfuggita, come la nipote di Tonio, che porta il latte al rifugio e ricompare nella narrazione solo attraverso una sua traccia profumata, lasciata sbadatamente nello stazzo di Domenico:

«Mentre parlavano Tomaso intravide, nel riverbero di luce del fuoco, una macchia colorata. Si avvicinò e raccolse da terra un foulard. Lo osservò curioso e percepì un sentore di profumo antico e delicato, come quello del cassettone di nonna.

Guardò sorpreso Domenico, diventato dello stesso colore delle braci:

“È…passata a trovarmi Betta, mentre portava le bestie al pascolo e si è fermata a far due chiacchiere” disse lui con il rossore che aumentava e con lo sguardo del reo, celato a Tommaso.

“Bene, buona idea un’azienda mista ovino/bovina. Siate prudenti e attenzione ai cuccioli, perché il babbo di Betta è una pasta d’uomo, ma parecchio geloso di quella che continua a chiamare la sua bambina. È inoltre orgoglioso dei suoi fucili, tutti da caccia grossa, con i quali non sbaglia un colpo nelle battute al cinghiale” dichiarò Tommaso…

Domenico deglutì, annuendo e mormorando qualcosa su intenzioni serie e dintorni.»

È un profilo solo accennato, sfumato, quasi fuori fuoco e non del tutto fuori dal bozzolo del personaggio pensato, ancora in preparazione per gli sviluppi successivi. Solo l’autore, onnisciente, è a conoscenza della gran passione di Betta per il teatro, condivisa col gruppo paesano di aspiranti attori.

È amata da due uomini: dal padre, uomo brusco, geloso e spesso armato, e dal fidanzatino Domenico, fortemente attratto da lei, ma preoccupato dell’armamento di cui sopra.

La loro storia è solo agli inizi e, al momento, non è dato sapere come andrà a finire. Appena so qualcosa ve lo racconto…

Betta rappresenta, insieme a Domenico la nuova generazione, che non rinnega la vita dura della montagna, ma aspira contemporaneamente al miglioramento della propria formazione, curiosa di conoscere meglio anche cosa c’è a valle.

DOMENICO

Nasce nel 1989 e nel 2008 ha 19 anni. Ha dato l’esame di maturità da poco e si trova in montagna a lavorare come pastore transumante per pagarsi l’iscrizione all’università:

«Una sera, di ritorno da un giro lunghissimo, [Tommaso] si fermò all’imbrunire sotto al Giogo dell’Alpe. In una zona riparata da tramontana, c’era un vecchio stazzo attaccato a un seccatoio da castagne. In passato era usato per la transumanza, ma da quando le pecore avevano iniziato a viaggiare con gli autotreni, il luogo era rimasto abbandonato. Il recinto di pietre diruto e quei pochi muri del seccatoio, erano stati acquisiti dal CAI con l’intenzione, rimasta sulla carta, di trasformarli in un bivacco di emergenza.

Quest’anno erano stati richiesti in uso da Domenico, un simpatico giovane, figlio di pastori della piana che facevano anche i casari. Riadattato alla meglio, gli stava servendo da ricovero per il pascolo estivo e da posto dove fare il formaggio. Con Tommaso aveva trovato un accordo per venderlo presso il rifugio, in una specie di filiera corta. Gli escursionisti avevano apprezzato la cosa e Domenico, entusiasta, stava facendo progetti per l’anno venturo.

Mentre si avvicinava al seccatoio venne quasi travolto da un cucciolone di pastore maremmano, che pareva più portato a far le feste che a far la guardia.

“Olà Domenico, dove l’hai trovata questa furia?”

“Ciao Tommaso che fai in giro al buio? Più che una furia, è una mangiapane a ufo, lei la guardiana del gregge non la farà mai, quando scendo a casa la vendo a qualche cittadino, così ci ruzza, dato che è l’unica cosa che sa fare bene. Vieni, fammi compagnia a cena: formaggio fresco e pancetta, ti vanno?”

Le limitate scorte alimentari sparirono velocemente e davanti alle rimanenze del fuoco, che di notte in montagna non disturba mai, i due fecero due chiacchiere da uomini rustici; parlarono del tempo, del bosco, degli animali che schivavano i turisti, della produzione di latte. Domenico era entusiasta della decisione di passare l’estate all’alpeggio, dopo la maturità e prima di iscriversi all’università.

“Già, anche i pastori vanno all’università. Speriamo bene …” commentò il ragazzo di fronte allo sguardo sorpreso, ma contento di Tommaso.

Le pecore si erano adattate subito al nuovo ambiente, la produzione di latte era più che buona e quella formula di vendita diretta, gli consentiva margini economici dignitosi. Faceva già progetti per l’anno prossimo pensando a come conciliare lo studio con questo lavoro:

“Dovrò sistemare meglio il seccatoio, magari ci metto anche un piccolo pannello solare per caricare cellulare e portatile”.»

Svolge volentieri e con passione il mestiere di famiglia, ma le sue aspirazioni verso un’istruzione superiore non sono state viste troppo bene in casa. Il suo gravoso impegno è, appunto, finalizzato a dimostrare con orgoglio la validità di quella scelta.

Il giovane vede in Tommaso un modello per la di lui capacità di essere integrato nella realtà montana, senza peraltro esserne prigioniero. Gli affida anche una funzione di mediazione verso il babbo di Betta, che ha la strana abitudine di rivolgergli sorrisi enigmatici:

«Quando arrivò allo stazzo Tommaso si accorse che in realtà, il giovane pastore aveva da sistemare soprattutto il suo sistema nervoso:

“Ieri ho visto il babbo di Betta che è passato da qui un paio di volte, mi ha sorriso in modo strano e mi ha chiesto se andava tutto bene”.

“E allora?”

“Allora mi sono chiesto cosa ci faceva da queste parti con un fucile che pareva un cannone, con tanto di cannocchiale applicato. La caccia è ancora chiusa vero? Io ho intenzioni serie con Betta, diglielo, prima che mi faccia fuori” esclamò fra il serio e il faceto.

Tommaso proruppe in una fragorosa risata come da tempo non gli accadeva:

“Tranquillo, scialla, come dite voi. Il tuo probabile suocero non ha intenzioni omicide, almeno per ora. Sta seguendo, insieme alla forestale, un piano di abbattimento selezionato di selvatici. Forse ti offrirà un cosciotto di capriolo a casa sua … se fai il bravo” insisté un po’ sadico.»

Domenico e Betta hanno entrambi una storia appena accennata, sono personaggi giovani con tutta la vita di carta davanti che si sono appena affacciati sulle pagine e hanno ancora molto da fare e da dire.

Sono due fidanzatini, un po’ rustici, ma non ingenui; amano la montagna, i mestieri di famiglia, ma non si rinchiudono nelle visioni ristrette e rassegnate delle rispettive genealogie; da un’altra indiscrezione, ho saputo che Domenico convincerà Betta a iscriversi all’università nell’anno successivo.

Appartengono entrambi alla Generazione dei Millennials, nipoti della Generazione Silenziosa, figli di quella del Baby Boom, fratelli minori degli ultimi X e osservano curiosi i ragazzini della Generazione Z, i cosiddetti nativi digitali, che all’epoca del romanzo non arrivano a 10 anni di età.

Nell’economia della narrazione sono i personaggi che rappresentano la finestra aperta agli sviluppi.

Quali non è dato saperlo, neanche all’autore, che, pur avendo già fin troppe idee, le deve ancora trasformare in storie.

Con questo articolo si chiude la rassegna dei personaggi del romanzo La neve e il Vermentino, da cui sono tratti i periodi in corsivo.

La foto dell’intestazione è stata scattata durante una delle presentazioni del libro, quella nella saletta dei soci Coop di Pontedera. In quella serata, l’occhio attento della fotografa ha colto e fissato nei pixel un momento bellissimo, in cui tre amici si testimoniano, con un semplice, ma intenso sorriso, il fortissimo affetto e la reciproca stima inossidabile.

Tutte le volte che guardo l’immagine capisco sempre di più quanto mi mancano Monica e Alessandro!

Dino Fiumalbi

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