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giovedì 26 novembre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Definizioni 3

di Libero Venturi - domenica 29 dicembre 2019 ore 07:25

Denigrare

Screditare, sminuire il valore di una persona con inconsapevoli intento ed etimo razziali. Azione spesso e volentieri messa in atto dalle opposte tifoserie, specie veronesi, con cori e buu razzisti indirizzati a calciatori, non importa se bravi o no, purché di colore.

Negro

variante di nero, parola spesso pronunciata con intento razzista, dispregiativo e, appunto, denigrante. Più politicamente corretto: persona di colore. Anche se non si specifica e quindi non si capisce di che colore. Dice, non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono negri. Con tutte le possibili varianti razziali o geografiche. Prevalentemente antisemite. Ma si continua ad usare anche “terroni”.

Negromante

Non crasi per amante di colore, bensì mago. Indovino che evoca i morti a scopo divinatorio. Viene infatti dal greco “nekros” morto e “mantis”, indovino. L’origine era infatti “necromante”, poi i latini accostarono “nekros” a “niger” e divenne “negromante”. E quindi trattasi di magia nera. La sequenza: morte, negro, indovino, magia nera assegna uno stereotipo.

L’omo nero

Nelle carte gobbo di picche e, per traslazione, nel calcio giocatore o tifoso juventino di colore. Nella letteratura infantile personaggio che si vuole incuta paura ai fanciulli, quando stanno cattivi. Chissà se le famiglie di colore per spaventare i loro bambini discoli dicono: se non stai buono viene l’omo bianco e ti porta via. Che avrebbe anche un senso riferito alla storia dello schiavismo.

Sono troppi

Qual è l’unità di misura per definire troppi? Si misura in chili, in nodi marini? Ah, in percentuale. E quale percentuale si usa per distinguere i pochi e i troppi? E poi sono troppi per le risorse che non ci sono nei loro paesi oppure che ci sono e qualcuno depreda o distribuisce senza equità? Anche qui da noi. Sono troppi gli anni per sopportare guerre, violenze, fame, carestie, desertificazione dei suoli? Sono troppi i giorni che siamo in mare e siamo troppi per questa barca che rischia di affondare, anzi sta già affondando? Sono troppi i bambini e le donne che tentano di traversare e sono annegati? Dice, sono troppi seduti sulle panchine di Piazza Stazione. E da cosa si vede che sono troppi? Che sono neri. Se erano dell’est già si vedeva meno, che quelli sarebbero anche europei. Ok sono troppi anche i ragazzi in piazzetta davanti al bar. Troppi per un paese che invecchia e i giovani emigrano. Vabbè, ma loro sono di qua. Troppi è l’unità di misura dell’intolleranza.

Prima gli italiani

In Italia è probabile. Ma quando è che uno è italiano? Il mio amico Ali, che è italo senegalese, è italiano o no? Che c’entra, se ha la cittadinanza sì. Bene e allora i suoi figli nati in Italia sono italiani come i mei nipotini venuti da poco al mondo? E perché per divenire cittadini italiani devono chiederlo, una volta compiuto il 18º anno di età? Perché vige lo ius sanguinis. Ma Ali è un donatore di sangue e io no.

Razzismo

Il razzismo è una piaga sociale e un’aberrazione mentale. Soprattutto in materia di razzismo gli italiani, specie gli intellettuali, vogliono sapere, dopo il suo ultimo film “Tolo Tolo”, ma Checco Zalone, nome d’arte di Luca Pasquale Medici, c’è o ci fa? Secondo me non c’è, però ci fa. Anche ridere. Per fortuna o purtroppo. Dipende.

Sinistra e sconfitta

Rischiano di diventare sinonimi. Jeremy Corbyn leader dei laburisti -a questo punto non si sa fino a quando- ha perso nettamente le elezioni in Inghilterra. Ha vinto il conservatore Boris Johnson. E ora tutti i grandi soloni e maestri della comunicazione non ci risparmiano la rampogna sulla sinistra vetero novecentesca che non ha più l’alfabeto per parlare ai cittadini e alla politica, per governare le moderne democrazie. Il che è anche vero, magari ricordando pure che il “vecchio” Corbyn c’ha messo del suo. Europeista poco convinto, poco sensibile ai temi del contrasto al razzismo e all’antisemitismo. Troppo ripiegato su una visione dogmatica anticapitalista. Alla fine gli elettori hanno scelto il modello più deciso e pratico rispetto ad uno incerto e vago. E così tutti i commentatori si apprestano a rilevare l’incapacità della sinistra storica di attraversare la modernità con nuovi paradigmi politici. Bene. Anzi male. Perché pur riconoscendo tale grave défaillance, a me viene da chiedere ai vari maîtres à penser: ma vi pare che la destra sia in grado -e non parliamo di destra e sinistra dato che tutto ciò sarebbe ormai anticaglia di Brescia- insomma Bojo, Trump e i vari leader conservatori che spopolano nel pianeta, vi sembrano capaci di una politica in grado di interpretare i problemi del futuro con lungimiranza, magnanimità, spirito di giustizia, di uguaglianza e senso del progresso? Dazi e nazionalismi sono nuove visioni, mai conosciute in passato, che oggi si propongono risolutrici per il mondo che verrà? Intanto nel vertice di Madrid non è stato trovato nemmeno un accordo per le misure di contrasto all’inquinamento, per limitare le emissioni di gas serra, che minacciano il futuro del Terra. Nemmeno gli uomini forti della Cina. Anzi proprio loro, per non parlare dell’India e dell’America. Ma ora che ci sono questi nuovi con il loro linguaggio moderno e loro ricette per il futuro siamo tutti più fiduciosi.

Il paradiso

Dice il paradiso può attendere. E l’inferno? L’inferno è un po’ che è arrivato. È venuto con la crisi e non se n’è più andato. Come una condanna. Noi avremmo patteggiato anche un lungo purgatorio, ma niente da fare. Precarietà economica, “felicità a momenti e futuro incerto... e nostra piccola vita e nostro grande cuore”. Siamo a corto di futuro. Eppure sembrerebbe lì, dietro l’angolo, il futuro. Ah, quella sarebbe la fortuna? E allora ditelo!

Coerenza

Il Ministro della Pubblica Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si è dimesso. L’aveva detto e l’ha fatto. Coerente. Non ce ne sono molti. Ha ragione: aveva chiesto almeno tre miliardi, per scuola, università e ricerca e ne ha ottenuti solo due. Nonostante ciò i suoi compari del M5S gli hanno chiesto di versare il rimborso “dovuto”. Che lui, dice, ha versato e verserà ancora, ma ad un centro di ricerca: la fondazione Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile di Taranto. Ancora però non del tutto fondata. Dice farà come Renzi, costituirà un suo partito. Però Renzi non è così facile alle dimissioni.

Il decreto Salva-Bari

L’ha varato il governo Conte. Quello demostellato. In che senso salva Bari? Per salvare Bari, intesa come banca popolare del capoluogo pugliese? Oppure per proteggere i bari, quelli che fregano alle carte? O forse tutti e due? Non c’è una gran differenza in fondo. Sempre carte sono e sempre bari restano. In barba ai piccoli risparmiatori. A Roma hanno litigato un bel po’ su quel decreto, ma come si dice, storpiando il detto e il dialetto pugliese: “se Roma avesse lu mer, sarebbe ‘na piccola Ber”. Buona domenica, buona fortuna e buon anno.

Pontedera, 29 dicembre 2019 

Libero Venturi

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