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lunedì 02 agosto 2021

TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, tecnico, docente e dirigente sportivo, gestore di impianti natatori. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

Piazze piene, piscine vuote ma che ne sanno Draghi e Speranza?

di Franco Bonciani - lunedì 03 maggio 2021 ore 11:56

Da oltre un anno chi gestisce le piscine, chi ci lavora e le frequenta, si sente un po’ come la moglie del cinese, quello che “quando torni a casa picchia tua moglie: tu non conosci il motivo ma lei sì”.

Impianti chiusi in un primo momento con il lockdown di marzo 2020, poi serenamente fatti “riaprire in sicurezza”, che bastava seguire le regole, adeguare gli impianti spendendo soldi, quindi richiusi dal 26 ottobre, una settimana dopo che l’allora primo ministro Conte ci aveva bacchettati per sentito dire, come se si fosse quella moglie di quel cinese, appunto.

Ci dicono che sono decisioni prese sulla base di valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico, e le sole piscine nelle quali si può svolgere attività sono quelle riservate ad allenamenti di agonisti che fanno sport di interesse nazionale, in regola con tesseramento e idoneità medico agonistica.

Sono poche, in Italia, le piscine in grado di sostenere gli enormi costi con i soli allenamenti degli agonisti, e infatti la maggior parte degli impianti natatori resta tuttora chiusa.

Qualcuno, però, spinto da passione e follia, è riuscito a mantenere aperta l’attività, ospitando allenamenti e manifestazioni agonistiche nel rispetto di regole e linee guida “tecnicamente e scientificamente” approvate. Su cosa si basino, su quali dati, non si riesce ancora a scoprirlo con certezza. Non si hanno notizie di studi di settore dirimenti, con riferimenti puntuali a fatti o cose, ma dopo più di un anno di piscine non se ne parla. Quando si fa vengono associate allegramente alle palestre, che sono tutto un altro mondo, specialmente per il luogo nel quale si svolgono le attività.

Sia chiaro: nessuno nel mondo delle piscine sottovaluta il rischio Covid, prendendo sottogamba le raccomandazioni, la prudenza, il rispetto delle regole. Beh, quasi nessuno, anche fra noi qualche imbecille non manca, basterebbe verificare e sanzionarlo.

Ma in generale chi è abituato a lottare ogni giorno a colpi di cloro, nelle dovute percentuali e corroborato dal giusto PH, contro l’escherichia coli e la pseudomonas aeruginosa, può gagliardamente tenere sotto controllo il Covid, semplicemente rispettando le regole. Dover applicare regole, controllare ed essere controllati non è una novità.

Ma ad oggi siamo ancora chiusi e ignorati. Sorvoliamo sui ristori ricevuti. Si sente parlare di riaperture con solo lezioni individuali, o nuoto libero con uno per corsia, che deve essere la versione scientifica del “corri ma non sudare”. Da schiantare dal ridere.

Ed allora chiedo che mi sia spiegato, tecnicamente e scientificamente, perché. Non voglio passare da scienziato, ma qualche dato reale da valutare a questo punto l’avrei sotto mano, e lo illustro.

Nella piscina Comunale coperta di Massarosa, in provincia di Lucca, riaperta ad inizio novembre per allenamenti e gare, ad oggi:

- circa 270 atleti che vi si allenano giornalmente;
- 13 manifestazioni agonistiche si sono svolte dal 5 dicembre al 25 aprile (12 di nuoto a vari livelli, una di nuoto sincronizzato), con 4.229 atleti partecipanti;

- Altre 650 persone fra organizzatori, giudici, cronometristi, tecnici e dirigenti delle squadre hanno partecipato complessivamente alle manifestazioni.

Oltre 5.100 individui, mascherina sempre indossata tranne che in vasca, che non avrebbero potuto accedere all’impianto senza che gli fosse misurata la temperatura o mancando di rispetto ai protocolli previsti. Ognuno ha dovuto lasciare all’ingresso un’autocertificazione completa dei propri dati per poter essere rintracciato con urgenza dagli organismi di controllo in caso di positività. Tutto ben tenuto in 13 faldoni a disposizione di necessità che, per fortuna, non si sono mai concretizzate. Perchè, nonostante questi numeri, durante queste manifestazioni organizzate nel rispetto della capienza dell’impianto, dividendo in più sessioni una stessa gara o una nuotata di riscaldamento per evitare assembramenti, non è stato registrato NESSUN CASO di Covid fra i partecipanti. NESSUN CASO.

Quando il virus è stato contratto fuori dalla piscina sono sempre scattate, con responsabilità e attenzione da parte di ogni società, le procedure di quarantena (il singolo atleta o intere squadre a casa senza venire in piscina). Che poi controllare elementi e squadre che tutti i giorni, di anno in anno, si allenano e gareggiano è meno difficile che risalire ad un contagio contratto su un mezzo pubblico, durante un aperitivo o in un affollatissimo centro commerciale.
E questo in piscina avviene anche per tutte le altre attività che sarebbero possibili (scuola nuoto, nuoto libero, attività per anziani e disabili, acquagym e tutto il resto), non si accede ad un impianto sportivo sorvegliato senza essere controllati, assistiti ed educati al rispetto di spazi, tempi e regole.

Quindi, cari scienziati, esperti, tecnici del Comitato Tecnico Scientifico, la mia domanda è: di fronte a questi dati (se non vi bastano ne trovo rapidamente altri, analoghi e facilmente verificabili, su tutto il territorio nazionale), e dopo un anno durante il quale la chiusura delle piscine non ha scongiurato altre ondate di contagi in Italia, mi dite quali sono i dati, veri, concreti, verificabili in vostro possesso che ci tengono ancora sotto schiaffo?

Grazie per la risposta sicuramente veloce ed esaustiva che mi fornirete (se vi sono sembrato un po’ brusco scusatemi, ma la pazienza inizia a scarseggiare).

Cordialmente
Bon Chan Fran

Franco Bonciani

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