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giovedì 27 febbraio 2020

Attualità venerdì 03 gennaio 2020 ore 13:59

L'impatto dei vivai sulla salute dei cittadini

La Regione Toscana e l’Azienda Usl Toscana Centro hanno approvato il progetto “Vivai e Salute” che sarà sviluppato nell'arco di tre anni



FIRENZE — La Regione Toscana, attraverso l'assessorato Diritti di cittadinanza e coesione sociale, e l’Ausl Toscana Centro hanno approvato il progetto “Vivai e Salute” che sarà sviluppato nel triennio 2020-2022. Le azioni previste, in collaborazione con Arpat, Ispro (Istituto per lo studio la prevenzione e la rete regionale oncologica) e Ars (Agenzia regionale di sanità della Toscana), andranno a tutela della salute della popolazione dell’area pistoiese: previsti il monitoraggio della qualità dell’aria nelle abitazioni, la misurazione dei residui dei pesticidi in frutta e verdura di orti in prossimità di aree vivaistiche e la valutazione di impatto sulla salute dei residenti.

Relativamente alla qualità dell’acqua destinata al consumo umano è prevista una revisione critica dei dati disponibili da tutte le fonti (Igiene Pubblica Ausl, Arpat e Gestore dell’acquedotto) insieme alla valutazione della collocazione dei pozzi privati (in collaborazione con il Genio Civile) in rapporto alla distribuzione delle attività vivaistiche. La qualità dell’acqua superficiale e profonda e di quella distribuita dall’acquedotto pubblico sono comunque già oggetto di distinti controlli da parte di Igiene Pubblica Ausl, Arpat e Gestore dell’acquedotto. 

“Nel progetto – spiega il dottor Francesco Cipriani, direttore della struttura di Epidemiologia – è compresa anche la valutazione della salute degli addetti alla attività vivaistiche con uno studio epidemiologico di coorte retrospettivo, al fine di valutare i rischi in base al grado ed alla durata di esposizione. Con la collaborazione dei medici competenti e delle associazioni di categoria del comparto florovivaistico pistoiese sarà effettuata una rivalutazione dei documenti di valutazione del rischio disponibili in ogni azienda vivaistica”. 

L’introduzione del Regolamento CE 1272/2008 CLP - Classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose – applicando i criteri internazionali del sistema del sistema globale GSH (Globally Harmonized System of Classification, Labelling of chemicals) dell’ONU, ha, inoltre, armonizzato i criteri europei di classificazione e le norme relative all’etichettatura delle sostanze pericolose al sistema mondiale. 

I prodotti fitosanitari, in quanto sostanze chimiche e/o miscele pericolose, sono classificati con questi criteri. Le schede di sicurezza dei prodotti fitosanitari devono essere aggiornate alla nuova classificazione. Gli utilizzatori professionali, i distributori e i consulenti ricevono una formazione specifica obbligatoria (di base e di aggiornamento) indispensabile per l’abilitazione all’acquisto/utilizzo, vendita e attività di consulenza. Tale formazione diventa strumento essenziale per la valutazione e gestione dei rischi per i lavoratori e per la popolazione. 

L’art.19 del Decreto Legislativo 150/2012 “Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’uso sostenibile dei pesticidi ”stabilisce che “Gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari, a partire dal 1 gennaio 2014, applicano i principi generali della difesa integrata obbligatoria …” che ammette il ricorso, non in via prioritaria all’ “… uso di prodotti fitosanitari che presentano il minor rischio per la salute umana e per l’ambiente.” 

Ogni azienda con personale dipendente è quindi tenuta alla redazione del proprio documento di valutazione dei rischi

Il Duvri (documento di valutazione dei rischi interferenti), regolato dal Decreto Legislativo 81/2008, riguarda esclusivamente la gestione dei rischi interferenti fra la ditta committente e la ditta appaltatrice. Non è applicabile ai rischi per la popolazione. 

Il Regolamento di attuazione del Decreto Legislativo 150/2012, PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), definisce in quali casi e con quali modalità gli utilizzatori sono tenuti ad informare/segnalare l’effettuazione del trattamento alle persone che potrebbero essere esposte al rischio di dispersione dei prodotti irrorati o che potrebbero accedere in prossimità o nelle aree trattate. 

“La contaminazione dell’acqua di pozzi – aggiunge la dottoressa Paola Picciolli, responsabile della struttura di Igiene Pubblica e della Nutrizione dell’area pistoiese - è evenienza possibile a fronte di trattamenti chimici condotti non rispettando le buone prassi ed i divieti normativi e regolamentari. L’elevato numero di opere di captazione presenti ed in particolare quelle non censite e non autocotrollate, rappresenta un possibile fattore di rischio. Ad esempio di recenteabbiamo avuto un episodio di contaminazione della falda dovuto ad uno sversamento accidentale di una miscela di fitofarmaci in un pozzo per il quale è stato avviato un procedimento di bonifica a carico del responsabile”. 

Negli accertamenti seguiti ad episodi di contaminazione della falda da sostanze chimiche è stato verificato che l’approvvigionamento per uso umano avviene anche da pozzi non autorizzati a tale scopo e, quasi mai, controllati analiticamente dai proprietari (che ne hanno l’obbligo), per i principi attivi e i loro prodotti di degradazione indicati dalla normativa di riferimento. 

Nell’attesa delle iniziative del progetto “Vivai e Salute”, proseguono regolarmente le ispezioni programmate e i sopralluoghi anche a seguito di esposti, in occasione dei quali vengono di norma verificati i registri dei trattamenti, la coerenza con i prodotti presenti in magazzino, le modalità di conservazione di quest’ultimi, le modalità di esecuzione dei trattamenti stessi e l’eventuale interferenza con punti di approvvigionamento idrico.



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