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giovedì 14 dicembre 2017

Attualità lunedì 18 settembre 2017 ore 14:11

Miele, produzione ai minimi storici

Caldo, insetti alieni e fioriture anticipate tra i responsabili del calo. Un bando concede contributi per l'esercizio del nomadismo delle api

PISTOIA — Caldo, varroa, gelate primaverili, vespa vellutina, fioriture anticipate. È stato l'anno horribilis per gli apicoltori pistoiesi. Con produzioni ai minimi storici e conseguenze ancora non valutabili fino in fondo, perché tra acari (varroa), insetti alieni (vespa vellutina) e variabilità climatica è 'emergenza continua' per le api, insetto che oltre alla produzione di miele rappresenta uno dei più importanti anelli dell'ecosistema.

“Tutti fenomeni che stanno mettendo a dura prova anche i tanti produttori professionali pistoiesi -spiega Coldiretti Pistoia- che al pari dei colleghi toscani possono avere un aiuto dal bando che eroga contributi a sostegno della transumanza da parte della Regione Toscana”. I contributi regionali finanziano parte del costo per l'acquisto di arnie, macchine, attrezzature e materiali vari specifici per l’esercizio del nomadismo, e pure l'acquisto autocarri per l’esercizio del nomadismo. Il contributo massimo erogabile per beneficiario non può essere superiore a euro 12mila. Non sono ammesse domande per un importo minimo del contributo pubblico concedibile inferiore a euro 3mila. Le domande di contributo devono essere presentate dal 15 novembre al 15 dicembre 2017. È utile sin da subito attivarsi, rivolgendosi agli uffici di Coldiretti di Pistoia, San Marcello Pistoiese, Quarrata, Monsummano Terme o Pescia, per avere assistenza per l’istruttoria e la presentazione delle domande. Possono usufruire dei contributi di cui sopra gli apicoltori detentori di partita Iva e le forme associate. 

Un sollievo parziale per gli apicoltori che, a fronte di buone notizie sul gradimento dei consumatori del miele (più 5 per cento nei consumi domestici: elaborazioni Coldiretti su dati Istat 2016), con il drastico calo produttivo assistono all'aumento delle importazioni di miele dall'estero. Secondo le ultime stime infatti le importazioni sono aumentate del 13 per cento nel 2016 (superando la produzione nazionale) con una crescita delle confezioni cinesi, ungheresi e rumene. 

“Alcuni tipi di miele sono andati completamente persi come l’acacia, il corbezzolo, il girasole. Un po’ meglio è andata nelle zone di montagna dove si è prodotto miele di castagno e millefiori -spiega Coldiretti-. Quindi il miele sugli scaffali sarà scarso e si ricorrerà all’importazione. Sebbene si tratti di un prodotto con l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta, le frodi sono sempre possibili e per questo invitiamo i consumatori a privilegiare l’acquisto direttamente dai produttori, tramite la rete di Campagna Amica”.

In totale l'Italia conta 45.000 apicoltori, di cui quasi 20mila quelli che lo fanno non per diletto e autoconsumo, ma per immettere miele e prodotti apistici sul mercato. L'apicoltura rappresenta un settore importante per l'agricoltura, con 1,2 milioni di alveari, un valore stimato di 150-170 milioni di euro. Significativa è la presenza della Toscana che con i suoi 23mila quintali di miele detiene il 10% della produzione nazionale per un valore di circa 16 milioni di euro. Gli apicoltori nella nostra regione sono circa 4700 e sebbene sia un settore dove è sviluppato l’hobbismo, una buona parte di questi sono veri e propri imprenditori agricoli. L’anagrafe regionale ad oggi censisce oltre 98mila arnie.

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